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Viva i vivai

Negli ultimi decenni i boschi del Trentino sono stati gestiti secondo i principi della selvicoltura naturalistica. Cosa significa questo? Che i boschi si sono rinnovati essenzialmente in maniera naturale, dai semi caduti direttamente dalla pianta e naturalmente selezionati all’interno dell’habitat boschivo.

Questo processo, contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, ha garantito non solo la permanenza delle superfici boscate, ma anche il loro ampliamento – complice anche la decrescita dell’utilizzo dei pascoli montani e una generalizzata tutela delle foreste gestite sulla base di attenti strumenti di pianificazione forestale. Oltre a ciò, rispettando la selezione naturale del seme nel processo di crescita, i boschi si sono ripopolati di esemplari evolutivamente più forti e in sintonia con l’ambiente in cui si sono trovati a crescere.

I vivai forestali presenti sul territorio trentino hanno pertanto gradualmente convertito la propria attività da luoghi di produzione vivaistica dedicata a piantine per foresta, a luoghi di coltivazione di piantine a “pronto effetto” per l’arredo urbano e semiurbano, e hanno potuto essere trasformati in laboratori esperienziali per l’attività didattica e scolastica.

 

 

Quando la selvicoltura naturalistica non può bastare

E poi è arrivato Vaia: quest’emergenza e l’aumentata necessità di piantine forestali prevista per i prossimi anni hanno obbligato a recuperare la funzione originaria dei vivai forestali e una nuova produzione programmata a scopo di riforestazione.

L’analisi dei danni e il piano degli interventi non prevede la ripiantumazione di ogni singola area schiantata. Il Piano degli interventi di ricostituzione del bosco, in fase di redazione, terrà conto dell’esigenza di sicurezza dei versanti, delle capacità naturali di auto-rigenerazione delle foreste, degli aspetti paesaggistici anche legati al mantenimento di alcuni spazi aperti e, non ultimo della disponibilità di piantine e della complessità dei lavori di impianto.

Già dal prossimo anno però, il bosco, organismo resiliente, inizierà a rigenerarsi e a rifiorire, sebbene a macchia di leopardo. In qualche caso già si è proceduto con la ripiantumazione utilizzando le piantine già disponibili nei vivai locali e limitrofi. Parallelamente, la tempestiva reazione dei servizi forestali ha cercato di migliorare la situazione a venire, recuperando direttamente nel bosco quasi 12 Kg di seme abete rosso e quasi 33 Kg di seme pulito di larice.

 

 

Questa preziosa raccolta è stata messa a dimora nel Vivaio di San Giorgio di Borgo Valsugana gestito dalla Provincia autonoma di Trento, e in quello del Lagorai, in gestione alla Magnifica Comunità di Fiemme, situato in una località particolarmente vocata per la coltivazione di piantine di conifere e latifoglie adatte alla situazione fitoclimatica del Trentino

Per poter garantire la produzione stimata, è stato necessario inoltre stringere una proficua collaborazione con l’amministrazione forestale Tirolese, al fine di mettere a dimora nei loro vivai altri 14 kg di seme di larice e 8 kg di abete rosso. In questo modo i numeri pronosticati sono cresciuti e lasciano ben sperare: vista la resa ottima e la qualità del seme messo a dimora, si stima di avere già nel 2021 circa 400/450 mila trapianti di larice da riportare nel bosco (e in parte in vaso) e circa 250/300 mila piantine di abete rosso pronte per il trapianto fra il 2022 e il 2023 e di queste una buona parte proverrà dalle succursali trentine temporanee.

 

Questo è solo uno degli esempi virtuosi e di concreto supporto dell’uomo alla natura, per ristabilire un equilibrio fra le parti: là, dove la foresta ferita non riesce a rigenerarsi da sola in tempi brevi, interviene l’umano, supportato da scienza e tecnica ma anche da conoscenza empirica sviluppata nella lunga convivenza rispettosa, necessaria, pietra angolare della vita in montagna. E grazie al generoso sostegno di persone come te.