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La Valle dei Mocheni e le antiche miniere

Storie di territori

   La storia del Trentino è una storia forestale. Segherie, vetrerie, miniere, toponomastica: sono dappertutto i segni del rapporto tra uomini e boschi. Un rapporto iniziato ai tempi in cui dalle foreste si ricavava tutto quel che era necessario per sopravvivere, un rapporto che prosegue ancora oggi.

Bersntol: guat kemmen! Chi arriva dalla Valle dell’Adige, distante meno di venti minuti, potrebbe avere l’impressione di essere uscito dal Trentino e aver varcato la soglia di una valle incantata. Si tratta invece del benvenuto che campeggia sui cartelli della Valle dei Mocheni (Bersntol in lingua locale), dove ha inizio la catena montuosa del Lagorai.

 

Una valle la cui storia ha molto da raccontare sulle foreste del Trentino

La Valle dei Mocheni è una incisione di origine glaciale che è stata scavata dall’azione fluviale. Gli insediamenti sono dunque tutti disposti al di sopra dello stretto fondovalle, su piccoli terrazzamenti naturali o su ridotti pendii terrazzati dall’uomo: sono la testimonianza della colonizzazione medioevale di agricoltori, soprattutto tedeschi, noti col nome di roncadori. La testimonianza del primo grande assalto alla foresta.

Fino alla prima metà del 13° secolo, la tormentata morfologia del paesaggio aveva preservato la Valle, che non era abitata permanentemente né coltivata. La crescita demografica che si verificò nell’Europa mitteleuropea a partire dalla fine del 1200 provocò però fame di terre da coltivare, con buona pace delle aree boscate e di quelle ritenute fino a quel momento scomode o troppo in quota: con l’appoggio e gli incentivi economici dei conti del Tirolo, la conquista della Valle dei Mocheni ebbe inizio dal piano verso monte e, da Frassilongo a Fierozzo e poi fino a Palù, si insediò una comunità di origine tedesca.

L’assalto alle risorse naturali non si fermò ma, anzi, prese anche altre strade tra il XIV e il XVI secolo, quando all’attività rurale si sovrappose quella mineraria. L’estrazione di rame, piombo, argento e quarzo divenne importante per tutta l’Alta Valsugana e rese necessario l’arrivo di manodopera specializzata: fu così che si verificò una seconda ondata migratoria e, ancora una volta dalle regioni germaniche, arrivarono i canòpi (dal tedesco Knappen, minatori). Il loro influsso sulla Valle si andò dunque a sovrapporre, o meglio a intersecare, con la cultura agricola feudale preesistente, dando origine alle tradizioni, leggende, toponimi e linguaggio che sono giunti fino ai nostri tempi.

 

Nel frattempo lo sfruttamento del territorio iniziò a far sentire le sue conseguenze

A partire dall’inizio del Rinascimento, il Fersina, torrente che dalla Valle dei Mocheni scende su Trento, divenne un problema per la città, tanto che il principe vescovo Bernardo dovette adottare radicali provvedimenti per la difesa dalle alluvioni. In anticipo di secoli rispetto a quello che sarebbe avvenuto nell’Ottocento in altre valli del Trentino e delle Alpi, lo sfruttamento eccessivo dei boschi – in questo caso un vero e proprio sterminio per ottenere legname per l’attività mineraria – aveva infatti rotto l’equilibrio esistente nella parte alta della Valle e favorito un dissesto idrogeologico che si ripercuoteva sulle zone urbanizzate del fondovalle, ivi inclusa la città capoluogo. Trasportando continuamente sedimenti dilavati dai versanti nudi, l’alveo del Fersina si era elevato addirittura a una quota superiore a quella della città di Trento ed era continuamente ostruito dai detriti che trasportava: il risultato erano continue esondazioni, con l’acqua che arrivava ad allagare perfino il Duomo.

La situazione non migliorò quando l’attività estrattiva locale perse interesse economico, in principio perché lo sfruttamento dei boschi della Valle dei Mocheni proseguì per incentivare altre miniere della Valsugana e, successivamente, in quanto agli utilizzi minerari subentrarono nuove esigenze che rendevano indispensabile sfruttare comunque il legname. Oltre a ciò, il bosco non aveva modo di ricrescere a causa del pascolo che, soprattutto nella parte alta della Valle, contribuiva a mantenere spogli i versanti. Nel frattempo, le condizioni idrogeologiche del bacino del Fersina continuavano a peggiorare tanto che il Capitanato distrettuale di Trento, in una nota del 15 giugno 1870, sosteneva che “quei boschi sono attualmente o devastati o di molto diradati, e senza una qualche disposizione eccezionale non se ne può più sperare la riproduzione ed il rinvestimento”.

Un nuovo equilibrio

A metà settembre del 1882 un violento evento meteorologico colpì l’intero Tirolo, causando una delle più disastrose alluvioni di cui si avesse testimonianza in Trentino. Anche se la Valle dei Mocheni non subì i danni peggiori, la catastrofe portò alla luce la fragilità dell’assetto idrogeologico locale e favorì una impostazione radicalmente nuova. In Valle, l’opera di rafforzamento del territorio partì dalla sistemazione dei suoli impoveriti: i rimboschimenti furono imposti attraverso il divieto (o la limitazione) del pascolo, la messa al bando (o la regolamentazione) degli utilizzi forestali e l’assunzione di custodi che prevenissero i tagli illegali. A ciò si affiancarono opere di consolidamento degli alvei, con una attenzione anche agli affluenti minori, e la sistemazione delle zone franate, in un’ottica di continuità di finanziamenti e operatività.

Questa impostazione di lavoro, che prevedeva una progettazione integrata tra tecnici edili, responsabili degli interventi a carattere idraulico, e tecnici forestali, per la sistemazione forestale nei bacini montani, provocò effetti molto positivi alla Valle e in breve divenne il modus operandi per l’intero Trentino. Nasceva così il “Regio ufficio per le sistemazioni dei bacini montani” che, dopo quasi secolo e mezzo, oggi conosciamo col nome di Servizio Bacini montani della Provincia Autonoma di Trento.

I segni di quel nuovo equilibrio sociale e territoriale, cercato senza più indugi a partire dalla fine dell’Ottocento, sono ancora lì, tra i porfidi di Costalta, Rujoch, Sasso Rotto e le rocce metamorfiche del Gronlait – Fravort. Lì dove complesse vicende geomorfologiche hanno dato vita ad un caratteristico paesaggio e hanno influenzato la storia di questa interessante regione, dando vita ad una cultura ricchissima come è quella mochena.