Metti un bosco in inverno

La foresta, il bosco, l’albero sono archetipi, immagini trasversali nella mente di ogni individuo, di qualunque tempo, in qualunque spazio e in ogni stagione. Immagini così potenti da essere entrati a far parte, da sempre, della nostra mitologia quotidiana, del nostro linguaggio, delle metafore di cui abbiamo bisogno per fare ordine e rendere comprensibili processi e percorsi. Parliamo di albero della vita o di albero genealogico. Parliamo di radici. Il nostro stesso corpo lo rappresentiamo come fatto di chioma, tronco, ecc…

 

Terapia Forestale anche in inverno

La foresta, nella ripetizione dei suoi elementi, simili, ma nessuno uguale a sé stesso, crea un ambiente semplificato che è l’immagine stessa della trasformazione. Tante foreste, nessuna uguale a sé stessa, tanti boschi nessuno uguale a sé stesso. All’interno, tanti alberi, seppur della stessa specie, nessuno uguale a sé stesso. Tanti rami nessuno uguale, tante foglie, tanti fili d’erba e così via. Sono intervalli, all’interno dei quali, riusciamo a riconoscere schemi curativi di rassicurazione e di evoluzione, pur nella continuità e, soprattutto, nella connessione.

Evidenze scientifiche, di cui non ultimo un lavoro condotto tra il 2019 e il 2020 dal CAI insieme al CNR, il cui protocollo originale prendeva il nome di “Forestfulness”, stanno costruendo una nuova disciplina, la Terapia Forestale, evoluzione del Bagno di Foresta più antropocentrico, portando alla luce elementi della vita e della vitalità all’interno di un ambiente naturale fatto di piante, alberi e dei suoi abitanti, sorprendente. Studi che stanno già generando protocolli di cura per disagi fisici e psichici per medici e psicoterapisti. Percorsi di cura che prevedono durata, frequenza, attività, specie di piante, momenti della giornata e stagionalità. Perché là dove ci sono alberi, muschi, foglie o cortecce, c’è vita, energia, evoluzione, trasformazione, in ogni periodo dell’anno.

 

 

La vita del bosco in inverno

Una cosa è ormai chiara anche alla scienza. Una foresta, un bosco, sono sistemi dove ogni elemento comunica costantemente con tutto ciò che lo circonda e, soprattutto, sono capaci di adattarsi costantemente a tutto ciò che di nuovo entra od esce dal proprio perimetro. Gli alberi comunicano tra loro attraverso ormoni, sostanze e segnali veicolati dall’aria o attraverso le radici nella terra. L’albero madre è capace di inviare sostanze nutritive anche a distanza alle piante figlie che sono cresciute dopo. Il passaggio di ogni essere vivente, uomo compreso, modifica per un certo tempo un sistema, viene percepito e inglobato e può produrre rumore come alterazione negativa, o portare valore e benefici.

Questo succede in ogni stagione dell’anno. Se l’autunno e la primavera sono da noi percepiti come momenti di forte attività della natura, quindi periodi in cui dalla natura possiamo trarre maggior vantaggio e giovamento, possiamo iniziare a considerare anche l’inverno come un momento in cui tutto resta vitale e in cui la nostra presenza non è in ambiente asettico e dormiente. Per acuire i sensi e guardare. Per sintonizzarci ai principi di solidarietà, reciprocità e comunità che consentono al bosco di sopravvivere alle avversità, se non disequilibrate dall’intervento forzato, ad esempio, dell’uomo. Sentire il rispetto del silenzio dei nostri passi, sentire dove poggiano, cosa calpestano e in che modo. Sentirci respirare a un ritmo più lento perché più lento è il respiro degli alberi che attraversiamo, più lento è il lavoro delle loro radici, più lenta la crescita sui rami, più lento e più rado il passaggio dei suoi abitanti e delle sue creature. Non esiste nulla di morto in un bosco. Ogni elemento è vivo perché è materia in trasformazione. Quindi, esperienza trasformativa anche per noi.

 

Il rispetto del bosco in inverno

Così, la Terapia Forestale diventa l’occasione per comprendere con la ragione, ciò che fin dall’antichità abbiamo saputo col cuore. Il bosco come spazio magico e vivo di creature mitologiche, spazio salvifico perché garantiva calore e riparo, spazio sacro protagonista di ogni rito di iniziazione. Lo abbiamo dimenticato assoggettandolo alla soddisfazione dei nostri bisogni più umani, intervenendo sui suoi legami ed equilibri, pensando di poter distruggere e poi ripiantumare a nostro piacimento. E allora ci siamo ammalati noi, abbiamo ammalato la natura e il pianeta, con la proliferazione di virus ed eventi atmosferici catastrofici. Le foreste sono pompe biotiche. In ogni stagione, riciclano l’umidità che innesca precipitazioni trasportate dai venti anche a grande distanza, in maniera naturale e non disequilibrata.

Ecco perché, possiamo approfittare dell’inverno per imparare a guardare il bosco e a guardarci al suo interno, per comprendere la vita che mantiene, per acuire i sensi nell’ascolto. In una parola per imparare il rispetto. Ci tornerà comodo nelle stagioni a venire quando i colori lo trasformeranno in un parco giochi a cielo aperto. Lo sapevano i nostri avi, sapevano mantenere, preservare, guardare, amare e aspettare, senza ferire. Entriamo nel bosco, anche in inverno, con il nostro sorriso migliore. In senso di gratitudine e di gioia. Gli alberi ringrazieranno. E il pianeta con loro.