Le fiabe del bosco in inverno

Saranno i colori, il candore della brina e della neve e il fumo che portano con loro quando i raggi del sole scaldano la terra, ma il bosco, in inverno, ha una magia in più. Da guardare da lontano, in cartolina o da entrarci nel vivo, e, magari, col fiato sospeso, immaginarsi protagonisti di una fiaba.

Alla fine di ogni anno, il nostro bosco, intorno al fuoco e nelle sfilate dei presepi, rievoca storie e leggende del passato e del futuro, che, in Trentino, sono popolate di figure più o meno rassicuranti. Sicuramente antiche e leggendarie.

 

I sentieri del bosco delle fiabe

Sono loro, i Krampus, scesi a dicembre per punire e rapire i bambini molesti, saranno le maschere in legno del Carnevale, sono i Salvan, Salvanelli, Anguane e Bregostane, che segnano il confine tra mondi diversi. Il vecchio che lascia spazio al nuovo. La natura che si fa corpo, proprio nelle zone di confine tra civiltà e immaginazione, tra mitologia e cultura.

Ma sono molto di più. Sono, per la gente di montagna, che abita le terre alte, quel filo rosso che mantiene il contatto con le origini. Aldilà di ogni tentativo di addomesticata redenzione.

Forse avrai sentito parlare dei sentieri delle fiabe e delle leggende. Percorsi che liberano la fantasia dei bambini e degli adulti a caccia di emozioni e, perché no, di risposte. Ce ne sono molti in Trentino. Beh, non sono folklore. Sono vita. Là dove altre civiltà hanno eretto templi e spiegato, giustificato, affrontato paure ed emozioni attraverso le epopee dei miti classici, qui, il mito alpino continua a vivere nel bosco.

 

 

 

Gli abitanti del bosco delle fiabe

Nei boschi del Trentino vivono creature mitologiche, i cui corpi stanno a metà tra gli uomini e gli animali. Di varie dimensioni: piccoli come folletti o grandi come orchi. Creature scherzose e dispettose e poi collaborative. Anche quando si mischiano agli umani, tornano a vivere tra le rocce, gli anfratti e gli alberi delle loro montagne. Si fanno natura animata per dare forma e sopravvivenza ai loro vicini di casa, gli abitanti delle nostre comunità.

Sono loro a costruire i confini tra ciò che è bene e ciò che è male per la natura del bosco e delle case al limitare. A garantire rispetto e collaborazione. Sempre loro a insegnare l’arte casearia. Loro a scandire il momento della semina e del raccolto e a farsi protettori dei lavori agricoli e pastorali. Loro a preoccuparsi che in ogni dispensa resistano provviste.

E loro a punire i trasgressori e a immolarsi nella roccia a futura memoria di atti di tracotanza e cattiva gestione come il gigante Sassolungo, sprofondato nella terra per aver rubato e incolpato gli animali del bosco, di cui resta visibile la mano: le Cinquedita del Massiccio del Sassolungo, appunto.

 

In ascolto nel bosco delle fiabe

Così che ogni valle ha il suo Uomo selvatico e le sue Streghe. Cambia di poco il nome, ma è sempre lui, o lei, la cerniera tra il bosco e la comunità. È il Salvan in Val di Fassa, il Salvanel in Val di Fiemme, Val Rendena, Val di Sole, Val di Non e Altopiano di Piné, l’Om Selvadech in Val di Cembra e Valsugana, il Bilmon in Val dei Mocheni.

Sono loro a fare da guardia alle frontiere tra umano e sovrumano. Loro che insegnano a tessere la tela e a fare il bucato. Loro, metà uomini e metà animali, senza nascita e senza fine. Loro che si rendono visibili solo a chi meno se lo aspetta e che sopravvivono nei secoli della memoria popolare. Loro, gli abitanti di un mondo magico e incantato: il bosco e tutte le sue umane e sovrumane meraviglie.

Nel silenzio dell’inverno, il bosco ha molte storie da raccontare. Solo a chi ha l’animo disposto ad ascoltare.