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La quarantena degli animali nel bosco

Come hanno vissuto gli animali del bosco questo periodo di lockdown? Lo scopriamo insieme al dottor Mustoni, zoologo e biologo, responsabile della ricerca scientifica del Parco Naturale Adamello Brenta Geopark.

“Certo, sorridendo potremmo pensare che gli animali selvatici si stiano domandando: ma dove sono finiti tutti quegli uomini rumorosi? In realtà penso che solo alcune specie si siano accorte, più o meno consciamente, della situazione. Sto pensando ad alcuni mammiferi che potrebbero giovare temporaneamente della diminuzione del disturbo antropico in alcune aree, soprattutto di media montagna. Alle quote più elevate delle nostre montagne in Trentino in questo periodo dell’anno, l’uomo non è mai stato particolarmente presente se si eccettuano lo sci alpinismo e poco altro.

Diverso è il discorso della media montagna, dove in primavera, con il ritorno all’accessibilità delle strade forestali, abbiamo tradizionalmente iniziato a frequentare le case da monte e per ricreazione e per la loro manutenzione. In queste aree alcune specie, che normalmente hanno paura dell’uomo e cercano di evitarne il contatto, stanno probabilmente vivendo giorni particolari, di maggiore tranquillità. Anche nelle immediate periferie dei centri urbani la situazione potrebbe essere simile.

Lavorando anche un poco con la fantasia, quello che mi aspetto è in particolare che alcuni animali selvatici sfruttino lembi di natura che la mancanza della presenza umana ha messo loro inaspettatamente a disposizione. Mi aspetto anche un cambio nei ritmi di attività, con un utilizzo degli spazi aperti diverso rispetto al passato. Solo per fare un esempio, i caprioli, che nelle nostre valli siamo abituati a vedere più frequentemente la sera o la mattina presto, potrebbero avere già cambiato parzialmente le loro abitudini e pascolare anche in altri momenti della giornata.

 

È però evidente che in un periodo così breve come quello che ha avuto a disposizione la natura a causa dei nostri problemi, è difficile che ci possano essere ricadute positive sullo stato di salute delle popolazioni di animali selvatici. Quindi l’idea che gli animali stiano riconquistando i loro spazi è tanto affascinante quanto forse poco veritiera. La realtà è che glieli abbiamo solo restituiti temporaneamente. Presto negli ambienti naturali che ci circondano torneremo a fare una vita del tutto simile a quella pre virus e gli animali più plastici nel comportamento, ovvero quelli che in questi giorni stanno già traendo un vantaggio, torneranno rapidamente nelle loro aree tradizionali.

In questi giorni, molte persone mi descrivono l‘osservazione di animali dove prima non li avevano mai visti. Se da un lato è plausibile che alcune specie, come già detto, abbiano in parte cambiato le loro abitudini, è pur vero che anche noi abbiamo cambiato le nostre e abbiamo avuto molto più tempo per guardare fuori dalle nostre finestre. E osservare con attenzione spesso porta a vedere più cose, che magari c’erano anche prima ma che non avevamo tempo per cogliere.

Io stesso, che come zoologo ho sempre lavorato su grandi mammiferi, in questi giorni di quarantena mi sono dedicato con soddisfazione al birdwatching dalla finestra del mio studio e mi sono stupito della quantità di specie diverse che ho potuto osservare e fotografare. Ecco, forse un piccolo auspicio potrebbe essere rivolto a chi ha più sensibilità nei confronti della natura; sfruttiamo questo brutto periodo per innalzare il nostro livello di attenzione nei confronti delle belle cose che ci circondano e cerchiamo di mantenere questo atteggiamento anche quando l’emergenza sarà finita”.