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Il cervo, il signore dei boschi del Trentino

E’ diffuso su gran parte del territorio provinciale e ascoltarne il richiamo amoroso, al principio dell’autunno, è diventata una delle avventure più emozionanti che la natura del Trentino può offrire. Ma fino a pochi decenni fa, il cervo era del tutto assente dalle Alpi italiane: le imponenti modifiche ambientali e l’eccessivo prelievo venatorio lo avevano infatti portato quasi all’estinzione nella parte meridionale della nostra catena montuosa.

Fu a causa di un fenomeno spontaneo – un lento ritorno dall’Alto Adige e dalla Svizzera, dove la specie non era mai scomparsa – ma anche grazie all’intervento dell’uomo, se il più grande ungulato italiano ha potuto ricolonizzare le aree di antica presenza, tornando ad occupare il ruolo che gli spetta nell’ecosistema alpino. La storia più coinvolgente, rispetto al ritorno del maestoso cervide, riguarda proprio il Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino che, non a caso, del cervo ha fatto il proprio simbolo.

 

 

 

 

L’inverno 1955/56 sarebbe stato ricordato come uno dei tre periodi più gelidi del Novecento, con temperature polari in tutto il nord Italia e persistenza del manto nevoso per oltre un mese anche nei fondivalle. Proprio a causa di una delle “nevicate del secolo”, in alta Val di Sole una cerva arrivò allo stremo e, come accade tra gli animali selvatici, fu abbandonata al suo destino dal branco. Per sua fortuna, un contadino la trovò, la ricoverò in stalla e, attraverso l’allora Federazione Italiana della Caccia, la trasferì in un recinto che fu per lei appositamente innalzato sopra la Casa cantoniera di Paneveggio. Selva, questo il nome che le fu dato, presto ebbe la compagnia di Marco e Vecia, due cervi che l’amministrazione delle Foreste Demaniali di Cavalese riuscì a ottenere, in cambio di alcuni caprioli, presso lo “zoo” della birreria di Pedavena, nel bellunese. Nel 1958 nel recinto di Paneveggio nacque il primo cerbiatto e, dall’anno successivo, il branco si ingrandì con costanza, raggiungendo velocemente i 12 capi. Cinque anni dopo, tutti gli animali riuscirono a scappare da un varco: i tre “fondatori” vennero in seguito ripresi, ma 7-8 cervi rimasero per sempre in libertà. È proprio da questo gruppo, probabilmente incrementato con altri arrivi spontanei dall’Austria attraverso la Val Pusteria, che ha avuto origine la popolazione che oggi vive a nord e a sud della catena del Lagorai. Nel frattempo, nel 1965 questo spazio venne ampliato agli attuali 6 ettari, e, nel 1988, fu istituito ufficialmente l’Ente Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino, che di lì a poco avrebbe posto un cervo nel proprio emblema.

L’area dei cervi di Paneveggio è aperta tutto l’anno e si trova sulla strada statale 50 che da Predazzo sale a Passo Rolle, in prossimità del Centro visitatori di Paneveggio. Dall’altra parte del Trentino, proprio dove Selva rischiò di morire, si trova invece l’Area Faunistica del Parco Nazionale dello Stelvio: a Peio è possibile osservare da vicino cervi e caprioli che sono stati recuperati in condizioni di disagio fisico e non possono essere liberati in natura.