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I signori degli anelli

Di certo pochi sanno che l’intuizione che gli anelli del tronco forniscono un’indicazione sull’età dell’albero va attribuita a Leonardo da Vinci. Non solo, il genio toscano osservò anche che lo spessore degli anelli è in relazione con il clima stagionale e che, nella parte del fusto esposta a sud, gli anelli sono più sviluppati rispetto a quella esposta a nord.
Leonardo stava anticipando una disciplina che avrebbe ricevuto il suo nome solo molti secoli più tardi: la dendrocronologia. Ma è effettivamente questo il modo per valutare l’età di un albero? Se osserviamo il ceppo di un tronco tagliato vediamo che al suo interno ci sono diversi anelli concentrici di vario spessore, in un’alternanza di legno più chiaro e più scuro. La parte chiara, insieme a quella scura, che la segue procedendo verso la corteccia, rappresenta un anno di crescita: un anno di età. Ogni anno, infatti, le specie vegetali arboree e arbustive producono uno strato di legno che copre il legno precedente. L’alternanza di cerchi chiari e scuri è dovuta alla stagionalità di crescita del legno: nelle zone a clima temperato e freddo, la primavera è la stagione del “legno chiaro”, o primaticcio, caratterizzato da vasi conduttori di grande diametro e pareti cellulari sottili, mentre l’estate è quella del “legno scuro”, o tardivo, con vasi di diametro minore e cellule dalla parete più spessa. In inverno la crescita si interrompe e non viene prodotto legno. Per contare gli anni di un albero si possono quindi contare questi anelli.

Non volendo abbattere un albero per stimarne l’età, sono stati sviluppati dei metodi meno distruttivi. Uno è il paragone: piante simili che si trovano nello stesso ambiente avranno probabilmente la stessa età; se un albero è stato abbattuto, è possibile risalire all’età dei vicini. Ma, naturalmente, non è così semplice. Due piante della stessa specie e di pari dimensioni potrebbero avere età diverse: la crescita varia infatti in funzione delle condizioni di luce, terreno e affollamento vegetale, che possono cambiare anche in pochi metri. Altri metodi per valutare l’età di un albero utilizzano il Carbonio radioattivo su campioni di legno prelevati dal tronco o, sottili “trivelle” che permettono di estrarre longitudinalmente nel fusto “carote” di legno sulle quali è possibile individuare il segno degli anelli. Molte stime sono state fatte sulla relazione fra la dimensione della circonferenza, misurata a 1,5 m (o 1,3 dipende dai paesi) dalla base, e l’età. Per fare qualche esempio, secondo la relazione stabilita dal ricercatore irlandese Aubrey Fennell, una circonferenza di 5 m in una quercia, un frassino o un tiglio corrisponderebbe a 200 anni, in un tasso a 500 mentre a soli 80 anni in una sequoia.
La longevità degli alberi ci affascina da sempre: in parte perché sottolinea la brevità della nostra esistenza, in parte per la consapevolezza che in quegli anelli sia conservata la storia del mondo. Volete sapere quanta storia possono archiviare? Un castagno o un tiglio potrebbero vedere mille estati, un tasso o un olivo addirittura 2.500, un pino silvestre 600, mentre un ontano solo 100. Ma alcuni Pinus longaeva della California, di estati ne hanno viste oltre 4.800.