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I colori dell’autunno in Trentino

Anche se qualcuno lo trova malinconico, per altri l’autunno è, tra tutte le stagioni, la più bella. Dimenticato il calore intenso dell’estate e prima che il freddo si impossessi delle corte giornate invernali, la stagione di mezzo tinge di mille sfumature cromatiche ogni angolo di natura.

I primi a cambiare abito sono i larici, che accendono i versanti di alta quota brillando contro il verde scuro di abeti, mughi e cembri. Conifere “indisciplinate”, mutano gradualmente colore fino a perdere i loro morbidi aghi, per affrontare spogli i rigori dell’inverno. Quelli monumentali dell’“Antico bosco di Comasine”, in cima alla Val di Peio, ripetono questo ciclo da un tempo che pare eterno: col tronco piegato da inverni carichi di vento e neve, alcuni superano i 600 anni di età e ammaliano nel mese di ottobre come in nessun altro periodo dell’anno.

Più a bassa quota, nel cuore delle Dolomiti di Brenta, una brezza frizzante increspa le acque cristalline del Lago di Valagola, sulle quali si riverberano il giallo vivo delle betulle solitarie e dei piccoli gruppi di aceri, il bronzo dei faggi e il rosso acceso dei sorbi e dei ciliegi selvatici. Spariti i turisti dalle sue rive, il lago sembra assorbire il cromatismo dei boschi circostanti e nelle sue acque azzurre in queste settimane si può ammirare, soprattutto all’alba e al tramonto, il riflesso delle pareti di dolomia circostanti, che mescolano le proprie tinte a quelle di alberi e arbusti aggrappati a minuscole cenge.

 

 

A tinte decisamente più forti, un vero e proprio oceano color carminio, anche i terrazzamenti che avvolgono a spirale i pendii della Val di Cembra. Terminata la vendemmia, restano a testimoniare per qualche settimana la presenza di vitigni di Pinot nero e Muller Thurgau, strappati alla difficile orografia del luogo e oggi custodi di una antica, “eroica” tradizione colturale. Un susseguirsi ininterrotto di vigneti che si arrampicano fino a più di 800 metri di quota, sorretti da chilometri di muri a secco, reso ancor più unico dal cromatismo delle foglie di vite che contrastano col blu del cielo di ottobre.

 

I dorati riflessi della luce autunnale si diffondono fra i rami dei boschi di latifoglie della Valle del Vanoi, rischiarando un mondo selvaggio che sembra popolato di misteriose presenze. Ci troviamo ora in un luogo decisamente poco frequentato del Trentino orientale, dove le foglie aranciate dei faggi si alternano a quelle di altre pregiate essenze arboree, formando un caleidoscopio di schegge colorate. Nella quiete di una delle zone più selvagge dell’intera provincia, nel bel mezzo di una radura per ora risparmiata dalla riconquista del bosco, un possente animale di colore bruno-rossastro sembra sospeso nel tempo. Poi, improvvisamente, mentre la sera avvolge il mondo di un sottile velo azzurro, emette un verso poderoso capace di spaventare gli altri maschi e rassicurare le femmine nascoste ai margini del bosco. È il bramito del cervo, che dà inizio all’autunno.