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Gli abeti di risonanza della Foresta dei Violini

Danzano al vento di ogni stagione, incuranti del sole che riscalda le loro chiome in estate, appena intimiditi dalla neve che cade sui loro rami in inverno. Alti fino a 50 metri, hanno diametri di almeno 60 cm alla base: sono i custodi della Foresta dei Violini di Paneveggio, che da più di cento anni vigilano sulla vita dei boschi e delle cime circostanti, assorbendone il respiro. Trovarsi al loro cospetto provoca emozioni sottili e profonde, evocate dal profumo particolarmente intenso di resina e forse pure dal suono che, pur inconsapevolmente, una parte di noi riesce a sentire.

 

Gli “abeti di risonanza” o “abeti che cantano”, scientificamente noti come Picea abies, sono una varietà del comune e ovunque diffuso abete rosso, che occupa l’86% della superficie boscata della foresta demaniale di Paneveggio e larga parte dei boschi alpini. L’eccezionalità unica al mondo di questo legno è data da speciali caratteristiche anatomiche, fisiche, meccaniche ed acustiche. Sono noti fin dal tempo di Stradivari, che si narra venisse di persona nelle foreste della Val di Fiemme alla ricerca degli alberi più idonei alla costruzione dei suoi violini. Cercava, inconsapevolmente, pecci secolari cresciuti lentamente ma con costanza, caratterizzati da fibra dritta e sana, e anelli di crescita regolari, con un tronco privo di nodi e storture: piante che avessero goduto del clima e dell’umidità giusti per trasformarsi in casse armoniche perfette. Chi ascolta un volino, una viola o un violoncello, infatti, non sente tanto il vibrare delle corde, quanto la propagazione delle vibrazioni prodotte dalle corde lungo tutto il piano armonico di legno, che è la superficie piana o leggermente arcuata di ogni strumento a corda, la cui la funzione è proprio quella di aumentarne la sonorità.

Correva il 1700 quando le “tavole di Paneveggio” iniziarono ad affascinare i liutai italiani e poi quelli europei con il loro suono unico e straordinario: non hanno più smesso di farlo, dato che a tutt’oggi non esiste alcun altro legno, né tanto meno un prodotto sintetico, che potrebbe sostituire gli abeti rossi di risonanza nella costruzione di strumenti musicali di alta qualità, non a caso famosi in tutto il mondo.

 

 

Ancora oggi i tronchi adatti vengono selezionati nei boschi: i forestali più esperti sono in grado di riconoscere alcune caratteristiche favorevoli sugli alberi ancora in piedi. Poi, sui tronchi accatastati nei piazzali delle segherie, valuteranno più da vicino se un tronco sia idoneo per la fabbricazione di strumenti musicali. Infine sarà il turno del liutaio che, davanti alle tavole di legname tagliate e stagionate, darà il suo responso. La tradizione ha insegnato che gli abeti rossi prescelti vanno tagliati a fine autunno o inizio inverno, perché in questo periodo il legno resiste meglio a muffe e parassiti, e quando la luna è calante. I tronchi devono poi riposare per circa sei mesi nel bosco, in cataste all’ombra dove avviene una graduale asciugatura, prima di essere portati in segheria e tagliati in spicchi. Dopo una ulteriore attenta selezione, il legno viene collocato in appositi essiccatoi, chiamati xiloteche, dove rimane per alcuni anni.

La maestosa Foresta dei Violini, gestita dall’Agenzia provinciale delle foreste demaniali, può essere visitata percorrendo il sentiero Marciò: un itinerario senza barriere, ad anello, di circa 2 km, che parte dal Centro Visitatori di Paneveggio, lungo la statale che da Predazzo sale al Passo Rolle.