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Le foreste del Trentino in inverno

Alcuni alberi vengono avvolti dal bianco, altri lo sorreggono con tenacia emergendo dalla coltre, altri ancora, più elastici, si piegano in attesa che la neve torni allo stato liquido. È l’inverno, la magia della neve che invade il bosco, cambiando aspetto ad un territorio come quello trentino, coperto al 63% da foreste.

Ma quali trasformazioni permettono alle piante di sopravvivere ai rigori invernali e, più in generale, come vengono gestiti i boschi in Trentino? Ne parliamo con la dottoressa Caterina Gagliano, del Servizio Foreste della Provincia Autonoma di Trento.

Dott.ssa Gagliano, cosa succede agli alberi in inverno: come sopravvivono al freddo e alla neve?

Gli alberi sono esseri viventi e, come tali, tendono ad adattarsi a quello che li circonda. Nel tempo hanno sviluppato dei meccanismi che li preservano dagli eventi potenzialmente dannosi, come sono il freddo e la neve. Il problema principale che, in un ambiente alpino come il nostro, tutte le piante devono affrontare, è il congelamento dei liquidi interni, che può causare conseguenze molto gravi: per evitarlo, le piante rallentano il loro metabolismo ed entrano in uno stato di riposo e inattività chiamato dormienza. Il faggio, l’acero, la betulla e tutte le specie “caducifoglie” risolvono il problema… alla radice, perdendo in autunno i loro organi periferici e riducendo così il dispendio di acqua; pini e abeti posseggono invece foglie lunghe, strette e cilindriche – gli aghi – in grado di resistere all’inverno grazie alla loro forma e struttura, che limita la perdita di acqua. Fa eccezione il larice che, pur essendo una conifera, in autunno si colora di giallo prima di perdere le proprie foglie, annunciando così che si sta preparando ad affrontare l’inverno.

Boschi e foreste coprono oltre la metà del territorio trentino e costituiscono un patrimonio naturale e paesaggistico di straordinario valore. La prima sensazione che proviamo entrando in un bosco è pace, equilibrio. Ci sembra di riconnettere la nostra anima con la natura, quasi come se fossimo in un luogo incontaminato. Invece il bosco è frutto dell’interazione tra uomo e ambiente. Come sono gestite le foreste in Trentino?

Mediante la cosiddetta selvicoltura naturalistica, un approccio di gestione che rispetta le dinamiche naturali e tende ad assecondare lo sviluppo spontaneo dei nostri boschi. Per coltivarli “naturalisticamente” è necessario prima di tutto conoscerli: già dagli anni 50 e 60 del secolo scorso, in Trentino, si è assistito all’introduzione di piani di gestione che hanno consentito di monitorare le dinamiche di cambiamento dei popolamenti forestali, nonché di quantificarne la consistenza. Sulla base di essi, è possibile identificare la vocazione prevalente di ogni porzione di territorio. Ecco quindi che alcune aree sono adatte alla produzione di legname, altre invece devono essere preservate per l’importante ruolo di protezione dai dissesti idrogeologici, altre ancora possono essere lasciate alla libera evoluzione. Si parla infatti di multifunzionalità.

Oggi in Trentino si pratica dunque un tipo di selvicoltura attenta a preservare le diverse funzioni del bosco: ma è stato sempre così? E come è cambiata la percezione dell’opinione pubblica, rispetto a questa tematica?

Dopo la seconda guerra mondiale, il Trentino si è ritrovato gravemente spoglio, impoverito a livello di superficie forestale presente. La risposta politica è stato il rimboschimento; solo in tal modo si sarebbero potute salvaguardare le valli dai dissesti idrogeologici. È stato dunque avviato un miglioramento dei comparti forestali, seguendo il modello francese e svizzero della selvicoltura naturalistica, nel rispetto delle caratteristiche stazionali e climatiche e nel tentativo di creare boschi composti da alberi di età e specie differenti, più diversificati e quindi più solidi e robusti. Paradossalmente, la percezione dell’importanza multifunzionale dei boschi, ossia non solo per la produzione del legname ma anche, per esempio, come protezione naturale da frane e valanghe, è aumentata grazie alla tempesta Vaia. Lo spaventoso evento meteorologico di fine ottobre 2018 ha messo a nudo interi versanti, sensibilizzando l’opinione pubblica rispetto ai rischi per i paesi sottostanti e all’importanza dei servizi ecosistemici che le foreste ci forniscono. Non è un caso se, fortunatamente, oggi si parla sempre più dell’importanza degli alberi, anche a livello nazionale e internazionale, come nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e alla Cop26.

Le foreste sono dunque un immenso patrimonio di funzioni e ricchezze, un luogo di complessità e relazioni, frutto di un equilibrio tra uomo e ambiente. Possa questa consapevolezza aiutarci, da ora in poi, a sviluppare una nuova sensibilità e a goderci ancor di più quel che i boschi del Trentino hanno da offrirci.