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La ricostruzione dopo la tempesta

Nelle aree individuate dal progetto Trentino Tree Agreement gli interventi di recupero e rimozione degli schianti sono in pieno svolgimento.

Dopo “Vaia” gli interventi di ripristino sono iniziati immediatamente. La Provincia autonoma di Trento ha approntato un Piano di Azione che ha individuato una serie di priorità, a partire dall’accessibilità alle aree colpite. A fine 2018 sono stati quindi avviati diversi cantieri nelle zone ritenute più a rischio per la sicurezza. La rimozione delle piante abbattute dal vento, in gergo forestale schianti, è un’operazione molto più difficile e rischiosa delle ordinarie attività di taglio alberi, in quanto le tensioni interne ai tronchi e alle ceppaie, conseguenti lo sradicamento, sono nascoste e possono avere effetti imprevedibili. Per la sicurezza degli addetti si è reso necessario utilizzare metodi meccanizzati per la rimozione delle piante, ad esempio macchine in grado di gestire i tronchi interi, sramarli e depezzarli come gli harvester ed i forwarder. Sui pendii più ripidi e più difficili da raggiungere, invece, si è dovuti ricorrere alle gru a cavo forestali, più adatte per questi terreni.

 

Per quanto riguarda le tre aree coinvolte dal progetto, il primo aggiornamento dello stato dei lavori di ripristino è il seguente:

Area di Paneveggio: i lavori sono attualmente in fase di conclusione per quanto riguarda l’area nei pressi della località Bocche. L’area è stata esboscata tramite forwarder.

Area di San Martino: i lavori iniziati nel 2018 si concluderanno entro la fine del 2019. Qui il legname viene esboscato tramite gru a cavo forestale

Area di Cadino: in questa area, dove il 90% degli alberi è stato abbattuto, è in fase di definizione l’asta per la vendita del legname.

La Provincia di Trento si è anche già attivata per la produzione vivaistica di migliaia di piantine di larice, abete rosso e altre specie da destinare all'impianto nelle zone colpite. L’obiettivo è di raggiungere una buona articolazione multispecifica del bosco che ne possa aumentare la resilienza futura. Per il ripristino delle aree schiantate si darà priorità alle dinamiche di rinnovazione naturale. Gli impianti dunque non saranno estesi in modo uniforme, ma mirati e collocati nelle aree che, per cause diverse, evidenziano una grande difficoltà a rigenerarsi autonomamente. Così si cercherà di applicare le migliori tecniche di ripristino anche considerando la funzione protettiva del nuovo bosco che verrà. Un lavoro complesso e una nuova sfida per il settore forestale trentino, e non solo.