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Custodi del bosco in corsa contro il tempo

“Anche il bosco ha il suo coronavirus”, dichiarava già nel 2020 Andrea Bertagnolli, tecnico forestale della Magnifica Comunità della Val di Fiemme, in un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa. L’aggravarsi della pandemia, già allora in atto, sarebbe dipesa dall’andamento climatico. Inverni non troppo freddi ed estati siccitose sarebbero state per i nostri ecosistemi fatali. Così, i custodi del bosco del Trentino si sono rimboccati ancora una volta le maniche e hanno moltiplicato gli sforzi per continuare ad affrontare la battaglia.

Il covid del bosco, già messo in ginocchio da Vaia, si chiama bostrico. Un parassita che convive normalmente nelle piante sofferenti in maniera endemica, dalla primavera all’autunno. L’abete rosso è il suo bersaglio preferito. La sofferenza dei boschi seguita a Vaia ha reso il suo insediamento pandemico: il bostrico ha trovato milioni di metri cubi di legname provato da attaccare, insieme a tanto altro materiale schiantato ancora umido, ciò che lo ha reso così potente da violentare piante totalmente sane.

Anatomia di un virus

L’Ips thypographus, meglio noto come bostrico tipografo, è un minuto insetto, lungo circa mezzo centimetro, dal corpo tozzo e cilindrico rivestito da una fitta peluria: sui tronchi degli alberi, gli adulti sono quasi invisibili agli occhi meno esperti. Deve il suo nome – tipografo – alla precisione con cui scava gallerie parallele, lunghe 5-6 cm, sotto la corteccia delle conifere. Originario delle foreste dell’Asia settentrionale e dell’Europa, in Italia è presente soprattutto nelle regioni settentrionali e quindi anche in Trentino, dove attacca prevalentemente l’abete rosso, causandone in breve tempo la morte. Come sempre in natura, ciò avviene per un motivo ben preciso, che in questo caso è lo sviluppo delle larve. Il maschio del bostrico, infatti, scava delle piccole “camere nuziali” nel tronco dell’abete e lì aspetta la femmina che, dopo l’accoppiamento, rosicchia sotto la corteccia varie gallerie, perfettamente allineate lungo l’asse del tronco, e vi depone fino a ottanta uova. Dopo pochi giorni, dalle uova si sviluppano delle larve bianche lunghe pochi millimetri che, per trarre nutrimento, scavano nuove gallerie perpendicolari alla “galleria madre” e, una volta trasformatesi in crisalidi e quindi in adulti, escono all’aperto e prendono il volo. Gli innumerevoli tunnel che si vengono a creare sotto la corteccia interrompono però il flusso della linfa dentro l’albero infestato: una pianta pesantemente attaccata dal bostrico ingiallisce, perde gli aghi e, di solito, non sopravvive all’estate.

Anatomia di un rimedio

Il Servizio Foreste e Fauna della provincia di Trento è in trincea per contenere, isolare e rimuovere i focolai, abbattere quando non è possibile salvare, ripopolare con piante al bostrico non gradite.

La crisi innescata dalla tempesta Vaia ci insegna che la presenza di boschi misti, composti da piante di specie ed età diverse, è la risorsa fondamentale che abbiamo per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e delle crisi che questi possono innescare. E proprio in tale direzione va la ricostruzione dei boschi.

Coraggio, Trentino Tree Agreement, abbiamo ancora tanto lavoro da fare! Contro l’indifferenza, agiamo adesso. I virus diventano pandemici in situazioni anomale. Riequilibrare la vita di un bosco è un modo per agire sul riequilibrio della nostra. Il bosco e i suoi custodi continuano ad avere bisogno del nostro aiuto.